Mulatrial Di Albenga

La settimana è iniziata con l’evento tristissimo del funerale del nostro GINO CAPRIOLI uno dei fondatori dell’attuale Moto Club Canzo, per tanti anni segretario ed anima, assieme all’altrettanto mitico Bianchetti, personaggi che portarono il moto club dapprima alle più alte vette del trial nazionale e poi al grandioso ed ineguagliato titolo mondiale con il nostro pilota Tommy Avhala, risultato fino ad ora, e chissà fino a quando, imbattuto blasone in
ambito nazionale. Quest’anno peraltro ricorre, oltre al ventesimo anniversario della Old Trial Cup, anche il trentennale del Trofeo delle Nazioni a squadre svoltosi proprio nel 1985 a Magreglio. Per chi non lo sapesse fu proprio dalla vulcanica mente di Gino che nacque l’idea del trofeo che ancora oggi viene disputato seguendo le regole ideate dal nostro segretario. Comunque state tranquilli che qualche cosa di grosso sta bollendo in pentola per ricordare l’opera e la figura del grande Caprioli sperando che da lassù apprezzi e sorrida al lavoro dei suoi discepoli, tra i quali mi onoro di essere. Tornando ai fatti odierni, proprio oggi ho partecipato, solo ed unico affiliato del M.C. Canzo, scarseggiando l’ardente fuoco che dovrebbe stimolare gli altri soci a partecipare ad eventi trialistici, alla MULATRIAL DI ALBENGA. Splendida manifestazione con ampio giro (più di 4 ore) sulle montagne liguri. Se solo due settimane fa a Recco dominavano fango e viscido, qui ho trovato uno altrettanto splendido terreno però con rocce e sassi asciutti con formidabile grip, alternate a passaggi nel sottobosco e lungo le mulattiere che seguono le ondulazioni dei monti liguri. Il percorso, ben segnalato, in alcuni tratti si divideva in due itinerari più e meno impegnativi. Nonostante abbia da poco spento le 60 candeline del mio compleanno, con soddisfazione ho seguito il percorso più duro assecondato dalla mia splendida ossa 300 che mi ha aiutato parecchio a trarmi di impaccio nei passaggi più critici. Vi dico solo che il primo tratto ”hard” è chiamato “inferno”. Come potete immaginare un nome un programma. Poche le code nei tratti più duri ma tali soste servono anche per tirare un poco il fiato. Quanti i partecipanti? Vi dico solo che il mio numero di partenza era 503!! e partivano altri piloti dopo di me. Tornando a casa, dopo la splendida giornata in moto, è’ venuto naturale pensare a queste manifestazioni motocilcistiche, sono giunto ad una mia personalissima conclusione che sicuramente non troverà tutti d’accordo; queste mountain trial rispettano pienamente la filosofia per la quale venne inventato lo sport del trial, trial=prova,cimento, collaudo. Fin dagli esordi durante la gara venivano messe in campo e valutate la meccanica della moto e l’abilitò, confortata anche dalla preparazione atletica e psichica, del pilota. Era uno sport duro, da solitari, senza troppi fronzoli, tutte insieme queste caratteristiche portavano a decretare, sia con il trasferimento che con le prove di abilità, il binomio migliore moto-pilota. Oramai questa filosofia si è pian piano persa ed, a parte rare manifestazioni (come la tre giorni di Bormio o la Due Giorni di Ponte, (splendide manifestazioni che raccolgono centinaia di partecipanti), il trial sembra destinato a diventare uno sport da “palestra” (vedi campi trial ecc.) da ormai quasi trenta anni partecipo all’organizzazione di varie gare di trial, dal regionale a gare nazionali, ma anche a due mondiali oltre a manifestazioni di trial d’epoca; una volta si organizzavano meravigliose gare badando più alla bellezza delle zone e del trasferimento senza curarsi più di tanto dei vari “fronzoli” di contorno. Per esempio nel 1985 e nel 1988 a Magreglio ci fu un pubblico enorme anche se la partenza era ubicata in un grande prato ,i “martinit” a Piano Rancio, ma allora si badava più alla sostanza che al , per me, superfluo contorno fatto di striscioni megacamper, bilici, e parchi partenza degni di una gara di moto GP con Marquez, Valentino e soci. Poi nel corso degli anni ho sentito sempre più parlare di spettacolo per il pubblico (ho sempre visto pochissima gente seguire il trial che per me è bellissimo per chi lo pratica, ma dopo alcuni passaggi diventa, per chi guarda, noioso e ripetitivo) di sponsor, di ”locations” adatte con ampi spazi asfaltati ed idonei ad ospitare più un raduno di camper, roulottes o un campo rom piuttosto che partecipanti ad una gara motociclistica. Se non vi è un allacciamento di corrente elettrica sufficiente almeno quanto servirebbe al Circo Medrano non si è adatti ad ospitare una gara di trial; pertanto gare di trial in montagna è sempre più difficile organizzarne visto gli spazi ristretti. Stranamente anni orsono vi erano decine di piloti con i loro carrelli che venivano alle gare. Ora con questi paletti ad un regionale se vi sono 60-70 partenti si fanno salti di gioia. Da anni sento parlare di sponsor, di soldi che mancano, di visibilità, di mancanza di fondi e altre storie del genere, ma io ho sempre corso pagando di tasca mia la moto, l’abbigliamento e l’iscrizione alle gare. Mi sembra una cosa normale e logica, se vado a giocare a tennis pago l’ora, se vado a sciare pago il giornaliero, infischiandomene se c’è o meno il pubblico, se la gara è visibile o no, se la location è adatta o meno. A me interessano belle zone e bel trasferimento. Ho sempre pensato di essere una mosca grigia pensandola in questa maniera, poi vado a Recco ed Albenga e trovo 300 e 500 iscritti, forse che queste centinaia di persone la pensano come me? Negli ultimi tempi ho partecipato a gare di moto d’epoca al Mont Ventoux , in Francia ed al trial della Costa Brava, in Spagna. Ho visto più di 300 partecipanti ad entrambe le gare e penso che nessuno di questi storcesse il naso se non vi erano aree attrezzate per camper e roulottes o se il palco di partenza non fosse un megabilico con tutte le attrezzature elettroniche del caso, ma sono convinto che fossero tutti più che contenti per le zone trialistiche senza badare troppo al contorno. Alla sei giorni in Scozia il paddoc e la partenza sono su uno striminzito molo, poi sei solo tu con la tua moto ad affrontare la gara. Pochi fronzoli, ma tanta sostanza e questa gara dura dai primi anni del 1900. Ho espresso un mio personalissimo parere, ma gradirei sentire anche altri punti di vista per capire se sbaglio o meno.

LUCIANO MOLTENI

trial molteni